Liza McKinsley "Convivere"

[copertina Mille... e un segreto per convivere con chi ami]

Convivere. La parola deriva dal latino cum (con) e vivere e significa vivere, coabitare abitualmente insieme ad altri. Far vita comune. Si dice di uomini e donne non uniti dal vincolo del matrimonio. Una consuetudine antica come il mondo vissuta quasi sempre nell’ombra, spesso perseguitata, nella migliore delle ipotesi tollerata. Liza McKinsley, quarantacinquenne docente di letteratura nordamericana, sposata con un diplomatico, insegnante, è l’autrice di "Mille... e un segreto per convivere con chi ami".

A che punto è la convivenza tra due persone in Italia e nel mondo in generale?

“È un’usanza emersa alla luce del sole grazie all’opera meritoria di pioniere coraggiose che le hanno fatto assumere una rilevanza e una dignità assoluta. In principio con l’opposizione alle norme discriminatorie contenute nelle leggi matrimoniali che relegavano il coniuge femminile in una condizione di generale subalternità. Poi, rivendicando una quasi sostanziale equiparazione tra convivenza e matrimonio”.

Quando è cambiata?

“Solo la fine del secondo millennio ha visto legiferare gli Stati occidentali a favore delle libere unioni. Prima, l’idea che una coppia vivesse sotto lo stesso tetto senza che fosse stato celebrato un matrimonio era inconcepibile e addirittura quasi immorale. Ci si sposava in giovane età e la convivenza prima del matrimonio era un’ipotesi assolutamente non contemplata”.

A che punto è oggi la situazione?

“Ai nostri tempi è molto diverso: oggi, infatti, si convola a nozze relativamente tardi e in molti casi la cerimonia si celebra dopo un discreto periodo di convivenza. Inoltre, dato il crescente numero di divorzi, dopo quest’esperienza spesso traumatica molti rifiutano un secondo matrimonio e quindi, se tornano in coppia, scelgono la convivenza”.

Quali sono i numeri della convivenza?

“Non è più una tendenza, è un fenomeno sociale di vastissime proporzioni. Secondo l’Istat, le coppie di fatto eterosessuali italiane che vivono nei confini dello Stivale sono più di seicentomila. Solo dieci anni fa erano la metà. Non solo. Quasi il 13% del totale dei matrimoni è preceduto da una convivenza più o meno lunga”.

Che cosa significa vivere sotto lo stesso tetto?

“Nonostante l’esistenza di un sentimento molto profondo che unisce la coppia, può non essere affatto facile. Se ognuno vive a casa propria, infatti, ha tutto il tempo di scaricare tensioni e nervosismo, senza necessariamente appoggiarsi all’altro. Passato il brutto momento, la voglia di rivedersi è maggiore e più intensa”.

Qual è il segreto di una convivenza di successo?

“Alla base c’è innanzitutto la tolleranza. Che non è certo una qualità innata, ma si acquista con allenamento, fatica e volontà, sforzandosi ogni giorno di mettere in atto un confronto aperto e sereno con il proprio partner”.

Sembra un percorso a ostacoli…

“È un percorso a ostacoli. Spesso e volentieri questo difficile percorso porta a sopportare contrarietà anche grandi: se ci si riesce, è altamente probabile che si realizzi un rapporto solido e in continua maturazione. Inoltre, si allena lo spirito con esercizi e prove che non possono far altro che migliorarlo. Vivere insieme, se quest’avventura è affrontata nel modo giusto, rinforza l’amore che ne è alla base. Il mio libro si propone di fornire, alle persone che hanno scelto questa via, una serie di consigli e suggerimenti divisi per argomenti e situazioni che possono frequentemente verificarsi".

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